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Alessandro Marzocchi

6 mesi fa

Lunedi 26 agosto 2019 H 17.10

La videoregistrazione dell'incontro è visibile qui; di seguito l'articolo di Diletta Ciacci.

Proseguono gli appuntamenti con l’associazione Comunità di Punta Ala con un’iniziativa aperta al pubblico, “Un mare da amare”, organizzata con due esperte biologhe, presso la sala delegazione del Gualdo lo scorso venerdì 23 agosto.
A spiegare le caratteristiche di habitat o specie presenti nella baia di Punta Ala, oltre alle buone pratiche da mettere in atto per salvaguardare e tutelare una risorsa fondamentale per l’umanità come quella del mare, è stata Sveva Puerari, supportata da Giulia Maffezzini, entrambe particolarmente legate alla località.
“La Terra - spiega la biologa Puerari - è costituita dal 70% di acqua e non a caso il nostro, dallo spazio, appare come un pianeta di colore blu. Ciò nonostante, abbiamo ancora poche conoscenze sul mare e sui sistemi oceanici e c'è ancora molto da scoprire poiché si tratta di ambienti che l'uomo non ha ancora totalmente esplorato. Tuttavia, rappresentano un patrimonio importantissimo per l’umanità, poiché, oltre ad assorbire l’energia del sole e a mitigare il clima, accolgono ecosistemi e biodiversità differenti, offrendo anche grandi quantità di risorse alimentari. Per poterli salvaguardare, vanno quindi compresi i meccanismi che li contraddistinguono, tra cui i fattori chimico-fisici (temperatura e salinità) che regolano la circolazione delle masse d’acqua, fondamentale per il movimento dei nutrienti e dell'ossigeno nella colonna d’acqua, e la rete alimentare, costituita da: produttori primari (fitoplancton, macroalghe e piante), consumatori primari (zooplancton e tutti gli organismi che si nutrono di vegetali), consumatori secondari (tutti quegli organismi che si nutrono di altri animali, anche i filtratori che si nutrono di zooplancton, come ad esempio le balene) e decompositori, che trasformano le sostanze organiche di base in sostanze minerali (inorganiche), che sono poi riutilizzate dai produttori primari".

Flora e fauna del mare di Punta Ala
Passando quindi allo specifico, a livello micro, la baia di Punta Ala presenta così un ecosistema ben definito.
“Il golfo di Follonica, che comprende anche il tratto di mare antistate Punta Ala, è protetto sia dall’isola d’Elba che dal promontorio di Piombino. Nonostante sia riparata dai venti, la baia sembra che sia caratterizzata da una corrente che da sud a nord trascina i sedimenti comportando anche un fenomeno erosivo. Il litorale è principalmente caratterizzato da una costa bassa e sabbiosa, che presenta una pineta retrostante per 6 chilometri, da Punta Hidalgo fino alla foce del fiume Alma, che diventa poi rocciosa in prossimità dell’isolotto dello Sparviero. L’interno della baia – prosegue la biologa – presenta un fondale sabbioso caratterizzato da una vasta prateria di posidonia oceanica, pianta endemica del mar Mediterraneo. La posidonia, con le sue foglie nastriformi, oltre ad essere la base della rete alimentare, è indicatrice di qualità e crea un habitat favorevole alla vita di moltissimi animali. Quando si deposita sulla spiaggia, forma delle banquettes, maleodoranti ma fondamentali per frenare l’erosione e salvaguardare il cordone dunale. In passato i banchi di posidonia venivano rimossi, oggi, per comprenderne l’importanza, sono tutelati da circolari ministeriali che prevedono soluzioni alternative di utilizzo come compost, di re-immissione in mare seguendo un iter ad hoc o con rimozione provvisoria fino al termine della stagione estiva. Esempi di alghe, presenti nel mare di Punta Ala, sono le orecchiette di mare e la lattuga di mare, che, a differenza delle piante, non hanno radici, fusto, foglie, fiori o frutti e nemmeno tessuti di conduzione di acqua e nutrienti ed assorbono le sostanze nutrienti attraverso il proprio corpo che è chiamato tallo. Rispetto alla fauna, invece, è possibile imbattersi in stelle marine, sia su fondale sabbioso che roccioso, granchi, pomodori di mare, ricci, paguri, polpi o tracine. Infine – precisa Puerari - sono presenti anche le meduse, da 600 milioni di anni sul nostro pianeta, composte principalmente da acqua e dotate di tentacoli, a volte urticanti, che utilizzano per difesa o predazione. Nel caso in cui un bagnante dovesse riportare ustioni, causate dal contatto con i tentacoli e risolvibili in un paio di ore massimo, può essere utilizzata acqua borica, cloruro di alluminio o creme fornite in farmacia per lenire la ferita. E’ comunque importante sciacquare la lesione con acqua salata e non dolce. Organismi gelatinosi e simili alle meduse – conclude quindi la biologa – sono gli ctenofori che hanno dei piccoli pettini per spostarsi, ma sono innocui, e, per concludere, non mancano i pesci come i cefali, le murene, le spigole, le castagnole e le occhiate, ad esempio, e uccelli come gabbiani e marangoni, quest’ultimi simili ai cormorani e che nidificano sugli scogli dei Porcellini”.
Quali minacce per il mare?
Purtroppo il mare è oggi a rischio ed è seriamente minacciato dall’inquinamento dato da scarichi fognari, scarti di produzioni agricole o da materiale sversato a causa di collisioni tra imbarcazioni. Anche le reti a strascico, che arano il fondale, o il rilascio delle stesse rappresentano un pericolo per le tartarughe o altre specie viventi, minacciate anche dalla plastica che ha determinato la formazione del Pacific trash vortex, ovvero di un’intera isola di plastica nell’oceano Pacifico, che, degradandosi, crea microplastiche, le quali, ingerite dai pesci, entrano anche nella nostra catena alimentare.
“Tra i rifiuti più pericolosi – spiega la biologa Puerari – ci sono anche mozziconi di sigarette, tappi, bottiglie di plastiche, reti, palloncini e gavettoni che non sono organici e possono finire in mare dopo esser stati abbandonati sulle spiagge o in natura. C’è comunque un segno di positività, grazie ad una maggiore sensibilizzazione resa possibile anche da normative ambientali e controlli più stringenti. In Italia ci sono 27 aree marine protette, pari a 228 mila ettari di mare e 700 chilometri di costa, e non mancano iniziative come passeggiate ecologiche o politiche mirate a ridurre l’utilizzo della plastica e a favorirne lo smaltimento in modo corretto, per ricordarci che tutti possiamo dare il nostro contributo per tutelare una risorsa preziosa come quella del mare”.

Chi sono Sveva Puerari e Giulia Maffezzini
Sveva Puerari
Dopo i primi corsi di vela con Les Glenans in età adolescenziale ed aver conseguito il brevetto sub PADI, si è laureata in Scienze Biologiche presso l’Università degli Studi di Milano discutendo una tesi effettuata presso l’Istituto di Scienze del Mare di Barcellona, a seguito di un progetto Erasmus. Ha poi conseguito la laurea specialistica a Pisa in Biologia Marina, preparando la tesi presso l’Istituto di Biofisica del CNR di Pisa, che le ha dato la possibilità di partecipare ad una campagna oceanografica a bordo della Nave URANIA, a largo delle coste siciliane.
Per completare la propria formazione ha ottenuto un Master in Economia e Management dell’Ambiente e dell’Energia presso l’Università Bocconi di Milano, che le ha dato modo di lavorare in una società di sviluppo di impianti a energia rinnovabili e di confrontarsi con l’analisi di procedure legislative e processi di autorizzazione, valutazione dei vincoli ambientali, attività di due diligence e ricerca di nuovi settori di attività.
Al momento lavora in una grande società internazionale per cui si occupa, sia in Italia che all’estero, di tematiche ambientali legate al business, quali: gestione dei rifiuti, emissioni in atmosfera, studio di impatto ambientale e sociale, definizione di linee guida e procedure ambientali

Giulia Maffezzini 
Laureata in biologia e specializzata in biomasse, Giulia Maffezzini ha lavorato per Edison nell’area delle fonti rinnovabili e dello sviluppo sostenibile. Da sempre amante del mare e della natura, pratica immersioni subacquee.

 

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