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Alessandro Marzocchi

10 mesi fa

Martedi 17 settembre 2019 H 15,30

Bio:
Arnaldo Benini, Ravenna, 1938, neurochirurgo.
Ha lavorato nei maggiori centri medici europei: Zurigo, St. Gall, Utrecht. Professore di Neurochirurgia all’Università di Zurigo. Ex primario della Clinica di Neurochirurgia della “Fondazione Schulthess” di Zurigo. Ha scritto saggi e tenuto conferenze e seminari universitari su mente e cervello, auto-coscienza, fisiologia del dolore, afasia dei poliglotti, disturbi neurologici connessi al senso del tempo.

1.- E’ ancora attuale l’affermazione di Guido Calogero sull’importanza del dialogo? Calogero scriveva nei primi anni ‘40, il contesto era la transizione da dittatura a democrazia, ci stiamo avviando ad una postdemocrazia a guida (dominazione?) tecnologica?
Il libro di Guido Calogero Logo e Dialogo Saggio sullo spirito critico e sulla libertà di coscienza pubblicato da Comunità nel 1950, è stato per molti della mia generazione una grande lezione di democrazia, tolleranza, convivenza e civiltà. Calogero pubblicò poi altri saggi sull'argomento, e l'etica del dialogo fu il tema di un memorabile seminario del partito radicale alla fine degli anni '50. Si veniva dalla dittatura e s'era nella guerra fredda, dove la politica non era dialogo ma scontro, su tutto. Il dialogo Calogero lo mise in pratica, da filosofo militante, con la rubrica "Quaderno" nel settimanale Il Mondo fino al 1966, e dal 1969 al 1974 con "I tempi" del settimanale Panorama. Discuteva e parlava poco di filosofia quanto piuttosto si misurava, con la consueta verve, con fatti, persone, eventi del giorno, superstizioni, dubbi e debolezze, angosce, paure. Per nostra fortuna i contributi al Mondo sono stati raccolti nel volume Quaderno Laico, pubblicato da Laterza nel 1967 e riproposto da Liberilibri nel 2015. Quegli scritti furono la testimonianza del rigore metodologico e dell'ordine dei valori con i quali la sua riflessione si confrontava con i dilemmi della convivenza, con la prassi, le regole e i fallimenti del vivere con gli altri. Alla base della vita in comune, scrive nel saggio del 1950, deve esserci la volontà d'intendere e di comprendere le ragioni del prossimo, che Calogero chiama il principio del dialogo, al quale si deve obbedire in qualunque situazione possibile, perché questa è "la vera certezza morale".
Questa legge è valida oggi come sempre: Calogero si richiamava al principio di fare agli altri ciò che vorremmo venisse fatto a noi, versione positiva della formula evangelica che Calogero preferisce a quella negativa ("non fare agli altri, ecc."). Senza dialogo non c'è convivenza civile, ma l'oppressione del più forte al quale non importa nulla di capire il prossimo perché intende solo sottometterlo. Nelle grandi cose della politica come nelle piccole della quotidianità.
2.- Il dialogo presuppone affermare, parlando o scrivendo, ed anche ascoltare: quanto è disposta all’ascolto la società di oggi?
Esistono molte, e assai diverse società. Quelle civili si basano sull'etica del dialogo. Il dialogo, lo ripete spesso Calogero, non significa che la comprensione del prossimo gli conceda la libertà a di fare quel che vuole: nessuno dovrebbe sottrarsi alla legge del dialogo, e ad essa si può anche essere costretti. Si deve coercire chi pretende d'essere capito e preso in considerazione in misura privilegiata rispetto agli altri. La "regola del dialogo", che dovrebbe ispirare costituzioni e leggi, è di garantire a tutti le stesse possi-bilità di pensare ed agire nella tolleranza degli altri. A Calogero si rimproverò, da destra e da sinistra, l'astrattezza e il tono più profetico che storico-politico dei suoi scritti sull'etica del dialogo. Calogero non intendeva analizzare il presente o il passato, ma elaborare un principio e una legge per un futuro migliore.
3.- In particolare, quanta attenzione riceve il dialogo nelle nuove manifestazioni digitali, nei social?
I "Social" sono la manifestazione sconcertante e avvilente della deriva verso la barbarie. Leggendoli - ovviamente non tutti, ma moltissimi - si rimane sorpresi e increduli per come moltissima gente ragioni. I social, come sono ora, dando la libertà dell'infamia verso tutto e tutti, sono la riprova di quanta parte della gente sia estranea all'etica del dialogo. Per molti aspetti, un orrore.
4.- La scienza può dirci qualcosa sul dialogo? In particolare l’opinione del neuroscienziato.
Le neuroscienze cognitive forniscono la spiegazione del male infinito che l'uomo fa al prossimo, da sempre. La specie umana, nonostante la fragilità fisica, grazie ai meccanismi nervosi dell'autocoscienza e della ragione, prevale sulle altre. Prevale per la capacità di fare il male più di tutte le altre. L'uomo è l'unico essere vivente dedito da sempre alla crudeltà, che è la gioia alla sofferenza degli altri. Il male, ha scritto giustamente la filosofa Hannah Arendt, è la banalità della vita, Questa caratteristica naturale è stata ed è parzialmente, solo parzialmente, contrastata dalla disposizione, egualmente naturale, alla generosità e all'aiuto del prossimo, atteggiamento che si riscontra anche in diverse specie animali. Il male è inestirpabile dalla natura umana: si può solo contrastarlo, e l'etica del dialogo è uno strumento prezioso.
ajb@bluewin.ch

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