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Alessandro Marzocchi

3 settimane fa

Giovedi 26 settembre 2019 H 18,00

Bio:
Guido Tonelli, fisico del CERN, professore dell’Università di Pisa e ricercatore associato dell’INFN, è uno dei principali protagonisti della scoperta del bosone di Higgs.
Dopo aver lavorato a progetti di ricerca in Europa e negli Stati Uniti, si è dedicato all'esperimento CMS al CERN e ha guidato la collaborazione nei momenti più cruciali della caccia alla particella più elusiva della storia della fisica.
Per il suo contributo a questo importante risultato ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti internazionali. Fra i più prestigiosi lo Special Prize for Fundamental Physics, l’Enrico Fermi Prize e la Medaglia d’onore del Presidente della Repubblica.
Ha pubblicato per Rizzoli “La nascita imperfetta delle cose”, premio Galilei come migliore opera di divulgazione scientifica del 2016, e “Cercare mondi”. Recentemente ha dato alle stampe per Feltrinelli il saggio “Genesi: il grande racconto delle origini”.

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1. - E’ ancora attuale l’affermazione di Guido Calogero sull’importanza del dialogo? Calogero scriveva nei primi anni ‘40, il contesto era la transizione da dittatura a democrazia, ci stiamo avviando ad una postdemocrazia a guida (dominazione?) tecnologica?
Si, Calogero aveva intuito il ruolo sempre più importante che avrebbe avuto la tecnologia nel determinare le nuove relazioni economiche e i diversi rapporti sociali. Con l’avvento di società che si appropriano e gestiscono a fini di lucro le enormi quantità di dati che circolano su internet, compresi i dati privati, si alterano in profondità i rapporti di potere. Lo squilibrio di informazione si traduce in uno squilibrio di potere che rischia di mettere in crisi, prepotentemente, lo stesso paradigma democratico.
2. - Il dialogo presuppone affermare, parlando o scrivendo, ed anche ascoltare: quanto è disposta all’ascolto la società di oggi?
La predisposizione all’ascolto presuppone l’accettazione del principio che gli argomenti dell’interlocutore possano contenere elementi di verità; talvolta un punto di vista radicalmente diverso ti consente di vedere le cose da un’angolatura a cui non avevi pensato; questo nuovo approccio potrebbe portarti in un vicolo cieco o a conclusioni totalmente inaccettabili ma potrebbe anche farti scoprire soluzioni del tutto innovative.
3. - In particolare, quanta attenzione riceve il dialogo nelle nuove manifestazioni digitali, nei social?
Qui siamo al paradosso perché i mezzi di comunicazione sociale basati su internet sembrerebbero favorire il massimo di condivisione e di comunicazione. In realtà la questione risulta piuttosto contraddittoria, perché il singolo individuo che interagisce con altre migliaia di sconosciuti usando twitter o condividendo emoticon, in realtà dialoga solo con se’ stesso, o al più con i membri della tribù di fan con i quali si schiera. L’elemento competitivo e narcisistico, (quante reazioni ha avuto il mio post, quanti like ha avuto il commento che condivido etc) predomina di gran lunga sul desiderio di approfondire, capire meglio tutti gli aspetti della questione.
4. - La scienza può dirci qualcosa sul dialogo? In particolare l’opinione del fisico.
Si, per noi si tratta di una necessità. Nessun lavoro scientifico contemporaneo si sviluppa in solitudine. Ci si confronta continuamente con i membri dell’equipe, si dialoga con i colleghi degli altri esperimenti, si leggono e rileggono i loro lavori, e ci si ricollega ai grandi del passato. In campo scientifico è dialogo anche il confronto di opinioni più aspro, il conflitto radicale fra tesi scientifiche diverse. La critica spietata a un risultato scientifico fatta da un collega ci costringe a capire meglio tutti i risvolti del lavoro che abbiamo fatto, ci spinge a indagarne aspetti cui non avevamo pensato, insomma, alla fine lo rende più solido.
5. - Sono necessarie regole per il dialogo?
Più che di regole direi che è necessaria un’ attitudine, la consapevolezza che le questioni che attraversano una comunità di individui non hanno soluzioni semplici; sono problemi complessi che richiedono un approccio pragmatico, la volontà di sperimentare soluzioni nuove, accettando anche il rischio di imboccare strade che portano a errori per cui, talvolta, bisogna cambiare direzione. Se si accettasse questo comune punto di partenza il dialogo si svilupperebbe in maniera naturale, per certi versi si autoregolerebbe spontaneamente.

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