Tutti gli articoli di Alessandro Marzocchi

Punta Ala parteciperà alle elezioni comunali?

Il regolamento di partecipazione dà voce non soltanto ai residenti ma anche a chi ha un rapporto continuativo con il territorio comunale per ragioni di studio, lavoro o domicilio (tradotto da Milano a Punta Ala Pescaia: voce a titolari di attività a Punta Ala? – voce a proprietari d’immobili in Punta Ala? – voce a turisti che soggiornano a Punta Ala portando lavoro e benessere?) : il Comune di Milano propone una revisione significativa del regolamente di partecipazione dopo l’esperienza di quello adottato da tempo.
Sabato prossimo 23 gennaio, dalle 16 alle 18, incontro on line con l’assessore alla partecipazione del Comune di Milano, Lorenzo Lipparini: webtvradio del Comune al link https://youtu.be/odjat5ov0r8 .
Informazioni più dettagliate qui.
Fra pochi mesi si voterà per rinnovare Sindaco e Consiglio comunale, a Milano ma anche a Castiglione della Pescaia: Punta Ala porterà le sue richieste in campagna elettorale in modo adulto?
A Presidente e direttivo di Comunità il compito di organizzare incontri per dar voce alla frazione.
Qui un confronto fra testo del vigente regolamento di partecipazione milanese e quello proposto ai cittadini.

AUGURI

Dopo gli auguri che il nostro presidente ci ha inviato per mail (grazie!!!), sono felice di inaugurare questo spazio riservato ai soci per inviare a tutti gli amici i più cari auguri.
Si chiude un brutto anno, proprio la natura che apprezziamo ci insegna ad essere pazienti ma anche fiduciosi: auguri carissimi e sinceri ad ognuno di voi, agli amici del direttivo, al presidente.
Duccio

SP 61, adeguarla ad oggi.

Chiediamo adeguamento e messa in sicurezza di SP 61, intenzione ottima ma è bene chiarire i passi necessari per tradurla in realtà.
ADEGUAMENTO: a prescrizioni esistenti sulla struttura della strada, a nuove esigenze, a nuove disponibilità.
* prescrizioni strutturali esistenti: vanno rispettate, quelle sulle strade ed altre. Sottovoce ricordo il loro groviglio che ne facilita il mancato rispetto e purtroppo l’uno e l’altro sono fenomeni diffusi ovunque, non solo in Italia ma anche in Italia ed anche sulle strade provinciali, un esempio vicino è SP 109 di Barbaruta che è simile ad SP 61 per larghezza e fossati laterali ma con fondo stradale assai peggiore e con traffico che spesso è appesantito da mezzi agricoli di grande ingombro.
* nuove esigenze: quelle di oggi sono differenti, vanno analizzate in profondità e qui emerge che valore di Punta Ala è l’ambiente più che la facilità di raggiungerla.
* nuove disponibilità: oggi una strada non è solo l’infrastruttura fisica – fondo e massicciata, altimetria, curve, larghezza – sempre più importanti sono le prescrizioni d’uso – divieti e limiti, loro adeguatezza e flessibilità – e la verifica del loro rispetto.
MESSA IN SICUREZZA: la sicurezza dipende dalla strada e da come la si usa. SP 61 è stretta, mancano dati su traffico ed incidenti.
Il traffico estivo è diverso da quello invernale e questo suggerisce prescrizioni diverse.
Va considerata la ciclabile di prossima realizzazione che prevedibilmente toglierà ad SP 61 gran parte dei ciclisti.
La segnaletica dovrebbe essere digitale, il cui adeguamento è facile e rapido.
La videosorveglianza rende possibile un controllo continuo che facilita la diminuzione di incidenti, testimonianze vengono dal comune di Falconara Marittima (troppi non rispettano le regole) e dal comune di Rimini (la videosorveglianza porta alla diminuzione di incidenti).
Per finire, una proposta ed una riflessione.
Ippovia, percorso ippico? Completerebbe l’offerta di mobilità alternativa insieme alla ciclabile per la quale rinnovo il suggerimento di segnale di telefonia mobile, infrastruttura di base per la migliore sicurezza di chi la percorrerà ed anche per offrire servizi ulteriori.
Infine: per valorizzare Punta Ala, per la soddisfazione dei suoi frequentatori è importante come arrivarci ma ancor più conta la qualità del soggiorno (connettività digitale, servizi, eventi … stagione brevissima)?

Dialogo civico, opinioni di Marco Ciurcina.

Venerdi 20 settembre 2019 H 22,20

Bio:
Roma, 05 maggio 1965.
Avvocato in Torino, opera nel campo del diritto commerciale e contrattuale, diritto dell’Information Technology, diritto d’autore, brevetti e marchi, in particolare con focus su software libero, contenuti e dati aperti.
Docente in “Diritto ed etica della comunicazione” presso il Politecnico di Torino.
Attivamente impegnato per la promozione del software libero e dei diritti fondamentali nel digitale.

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1. – E’ ancora attuale l’affermazione di Guido Calogero sull’importanza del dialogo?
Certo: l’essenza del vivere in società è la comunicazione ed il dialogo.
Le nuove tecnologie confermano ciò: la quantità di comunicazioni scambiate tra le persone, grazie alle nuove tecnologie, è aumentata esponenzialmente negli ultimi anni.
Però le nuove tecnologie pongono problemi di adattamento.
Per esempio, la comunicazione mediata dalle tecnologie è più povera (manca il contatto fisico, gli odori, a volte mancano i toni di voce, le posture, i gesti). Fatichiamo ad adattarci alle nuove metodologie di comunicazione (sono arrivate troppo velocemente) ed è comune l’errore di interpretare i messaggi scambiati con le nuove tecnologie come se fossero stati trasmessi nel vecchio mondo.
Un altro esempio. La comunicazione tramite social network tende a rinforzare la polarizzazione delle idee: i social hanno interesse a far sentire a proprio agio le persone che usano i social (dai quali estraggono valore) e quindi tendono a favorire che comunichino persone con pensieri simili.
Risultato: ciascuno si rinforza nelle sue idee e la formazione delle idee profonde della società (i suoi valori, per esempio) procede in modo diverso dal passato (certamente in modo meno lineare).
Calogero scriveva nei primi anni ‘40, il contesto era la transizione da dittatura a democrazia, ci stiamo avviando ad una postdemocrazia a guida (dominazione?) tecnologica?
Non credo sia cambiato molto da questo punto di vista: anche negli anni ’40 la democrazia era dominata dalla tecnologia.
I nazionalismi e i regimi autoritari del secolo passato erano abilitati della propaganda dei mass media.
Non sono sicuro che la situazione attuale sia peggio della situazione disastrosa nella quale ci hanno fatto vivere le tecnologie di comunicazione nel secolo passato.
La speranza è che si possa fare tesoro degli errori del passato.
2. – Il dialogo presuppone affermare, parlando o scrivendo, ed anche ascoltare: quanto è disposta all’ascolto la società di oggi?
Non credo sia molto diverso dal passato: ci sono (come c’erano nel passato) tecniche efficaci per imporre idee evitando il dialogo.
Per questo credo sia importante (oggi come ieri) educare al dialogo, al senso critico, all’ascolto.
3. – In particolare, quanta attenzione riceve il dialogo nelle nuove manifestazioni digitali, nei social?
Be’, i social network come funzionano oggi sono un problema, che è il prodotto del libero fluire delle logiche di mercato: una politica seria dovrebbe correggere questo errore.
Per esempio:
– introducendo tasse che sfavoriscono le tecnologie di piattaforma che permettono di estrarre valore dai dati delle persone,
– favorendo lo sviluppo di tecnologie che permettono la comunicazione da persona a persona in modo diretto, senza intermediari.
Incidentalmente, internet nasceva così: come tecnologia di comunicazione da persona a persona, o peer-to-peer, come si dice in ambito tecnologico.
Si può favorire il risorgere di questo modello “originario” con scelte deliberate: lo stato non dovrebbe lasciare al mercato lo sviluppo delle tecnologie infrastrutturali dell’internet (rete fisica, motori di ricerca, ecc.).
4. – La scienza può dirci qualcosa sul dialogo?
Non posso rispondere, non sono uno scienziato.
5 . – Sono necessarie regole per il dialogo?
Secondo me, assolutamente si.
Il dialogo nasce sulla condivisione di regole, a volte giuridiche, a volte etiche (nel senso di regole di una comunità).